Riordino della normativa di settore

Le nostre proposte che porteremo avanti con le Istituzioni riguardano diverse questioni che andremo ad elencare più avanti; ma il punto essenziale è che il nostro settore abbisogna di interventi per quanto possibile coordinati e simultanei su queste questioni, perché se si interviene solo e/e con troppo anticipo su alcune e non sulle altre, si rischia per paradosso di peggiorare la situazione rispetto a quella attuale:

 

Legge Speciale sulla Pubblicità sanitaria

Questa la nostra proposta per un possibile testo di Legge:

“La pubblicità sanitaria va effettuata con modalità e forme consone alla tutela e alla salute del Paziente, che si realizzano anche per il tramite di un sano e corretto processo concorrenziale. E non deve essere ingannevole, denigratoria, comparativa.

L’ingannevolezza del messaggio – in particolare – deve essere valutata con modalità più stringenti di quanto accada in altri settori economici, in considerazione della particolare condizione di asimmetria informativa che caratterizza il rapporto Medico-paziente e dell’interesse collettivo in gioco e va comunque valutata caso per caso. Gli Ordini dei Medici Provinciali quando segnalano al Minsalute comportamenti scorretti che non abbia rilevato per propria iniziativa, forniscono al citato Ministero parere consultivo e non vincolante in merito all’eventuale ingannevolezza del messaggio come anche in merito ad altri messaggi pubblicitari potenzialmente lesivi del decoro della professione. All’Ordine compete comunque la vigilanza e le sanzioni conseguenti sui propri iscritti in ambito pubblicitario solo ed esclusivamente dopo che il Minsalute abbia a sua volta rilevato e sanzionato il comportamento scorretto di un iscritto e mai in via autonoma.

E’ vietato l’utilizzo di qualunque messaggio di tipo sloganistico per pubblicizzare i trattamenti sanitari. Questi ultimi possono formare oggetto unicamente di informazione sanitaria corretta e non ingannevole, incompatibile anche con iperboli pubblicitarie di qualunque genere che in altri settori vengono comunemente ammesse. L’informazione sanitaria è corretta quando illustra tutte le caratteristiche del trattamento sanitario e quando evita iperboli, garanzie o altre enfatizzazioni che non hanno alcun fondamento scientifico e che possono ingannare il Paziente. La pubblicità e l’informazione sanitaria devono comunque rispettare il decoro della professione medica e non possono quindi essere associate a testimonial pubblicitari di alcun genere, ad immagini e messaggi maliziosi o puramente commerciali come anche a richiami pubblicitari in cui il prezzo costituisca l’unico elemento del messaggio. In qualunque messaggio pubblicitario o informativo deve essere indicato il Direttore Sanitario della Struttura o il Direttore Scientifico per le strutture cui fanno capo diversi ambulatori in rete di qualunque genere. In difetto, il Minsalute potrà sanzionare tutti i Direttori Sanitari operanti nella stessa rete come anche l’Amministrazione cui fanno capo.

Tutte le strutture sanitarie per l’ambito della pubblicità sanitaria agiscono sotto la vigilanza del Ministero della Salute e dell’AGcom, sentiti gli Ordini dei Medici provinciali. Il Minsalute – sentita l’Agcom – emana delle Linee Guida specifiche che contengano esempi concreti e chiarimenti in grado di guidare le strutture sanitarie ad un utilizzo corretto della pubblicità e dell’informazione sanitaria. Per ogni violazione e in proporzione alla gravità del fatto, il Minsalute può comminare sanzioni pecuniarie fino al 5% del fatturato annuo della struttura sanitaria e disporre la sospensione dell’esercizio dell’attività sanitaria fino a tre mesi. La sanzione eventualmente comminata non pregiudica le parallele azioni ispettive e sanzionatorie dell’Agcom che terrà comunque conto, nel comminare la sanzione, di quelle che hanno già formato oggetto del provvedimento del Minsalute per lo stesso comportamento scorretto”.

Quali sono gli elementi salienti di questa proposta:

  1. Gli slogan pubblicitari nei trattamenti sanitari sono intrinsecamente ingannevoli e vanno evitati: non è possibile conciliare la brevità di uno slogan ( che se non è breve non è efficace ) con le caratteristiche che deve avere l’illustrazione di un trattamento sanitario, per quanto sintetica. La Sanità è infatti piena di distinguo che non possono stare insieme con uno slogan. E’ una incompatibilità insanabile. Lo slogan diviene per forza di cose ingannevole.
    Alcuni esempi: “denti fissi in sei ore”: cosa vuol dire? Che in ogni caso e per ogni paziente si può garantire che in sei ore si può effettuare sempre implantologia a carico immediato e quindi sempre una protesi fissa ?
    “Garanzia a vita sul trattamento implantare”: qui il problema non è tanto l’ingannevolezza in sé, ma molto peggio: questo messaggio comunica che il trattamento sanitario deve andare bene per forza e se non va bene lo garantisce la struttura a vita. Peccato che così facendo la struttura sta fornendo due pessime informazioni. Primo: che il paziente non abbia alcuna responsabilità, anche se non si è prestato ai controlli, non ha cambiato stile di vita sbagliato etc. Secondo e soprattutto: che se qualcosa va storto è perché il Medico ha sbagliato. Messaggio pericolosissimo oltre che ingannevole, perché la Medicina non possiede il dono dell’infallibilità.
    “abbiamo un sistema di disinfezione e sterilizzazione che garantisce l’annullamento dei rischi infettivi: ingannevole per antonomasia.
    “con il microscopio operatorio e il laser disponiamo di una tecnica all’avanguardia per la cura delle padodontiti: idem con patate.
    Attenzione trattamento sanitario è cosa diversa da approccio sanitario o metodo. Ben si può ad esempio pubblicizzare con uno slogan un metodo “approccio multidisciplinare in prevenzione e terapia” o la presenza di diverse specialistiche sanitarie “ venti specialistiche mediche per la tua salute e persino con riferimento alle tariffe praticate …con tariffe eque”.
  2. Distinzione tra pubblicità e informazione sanitaria. L’informazione sanitaria differisce dalla pubblicità in quanto permette in diversi luoghi e con diversi mezzi ( brochure, flyer, articoli di stampa, video, sito interne, blog ) di spiegare con un linguaggio deontologicamente corretto ma comprensibile anche ai non addetti ai lavori le caratteristiche dei trattamenti sanitari e le tipologie di pazienti potenzialmente interessati, operando tutti i distinguo del caso.
  3. Attribuzione di un ruolo puramente consultivo agli Ordini Provinciali. Le strutture sanitarie esistenti hanno bisogno di essere giudicate da un Organo che sia effettivamente terzo, qualità che non può essere riconosciuta agli Ordini Provinciali e men che mai può essergli riconosciuta una effettiva tutela del Cittadino e del Paziente. Si richiede poi al Minsalute di emanare Linee guida per la pubblicità sanitaria in cui gli Ordini non siano coinvolti se non a livello sempre e puramente consultivo e non vincolante. Meglio sarebbe tenere in gran conto i pareri delle Società Scientifiche maggiormente accreditate.
  4. La concorrenza corretta e vigilata contribuisce a realizzare la tutela e la Salute del Paziente. Questa statuizione è esattamente il contrario di quello che pensano gli Ordini e le AASS odontoiatriche ma costituisce un fatto su cui non si può non concordare. Il fatto che ci siano state degenerazioni significa che bisogna controllare il processo concorrenziale e non annullarlo. Perché annullandolo si torna dritti dove si stava prima: tariffe alte, qualità non necessariamente alta e corporativismo, tutti elementi che vanno contro all’interesse del Paziente, unica e reale finalità che deve avere uno Stato e il Suo Ordinamento giuridico.
  5. Il decoro della professione è un valore ben definito e non un concetto indeterminato che può essere utilizzato per dire tutto e il contrario di tutto e per sanzionare i figliasti lasciando perdere i figli. Per questo gli Ordini devono mantenere un ruolo puramente consultivo e deve essere il Minsalute a decidere, garantendoci che sanzionerà chi deve sanzionare senza alcuna discriminazione.
  6. A differenza di quanto accade nell’ambito farmaceutico, non è prevista alcuna autorizzazione preventiva al messaggio pubblicitario e all’informazione sanitaria. Il Minsalute emana le Linee Guida e vigila sul loro rispetto. Ma la sanzione che può comminare in funzione della gravità del fatto è pesante, non esclude le attività ispettive e sanzionatorie dell’Autorità antitrust e garantisce che la stragrande maggioranza del Settore si adegui in fretta alle Linee Guida senza con questo pregiudicare l’attività virtuosa di tutti gli altri ( la stragrande maggioranza del Mercato già oggi ) con autorizzazioni ex ante che richiederebbero tempistiche incompatibili con la gestione efficace della leva pubblicitaria.
  7. L’entità della sanzione si giustifica, per altro verso, in funzione dei danni che una pubblicità sanitaria scorretta comporta per i concorrenti oltre che per i Pazienti e quindi perché falsa un sano processo concorrenziale.

Si può ovviamente discutere sul testo della nostra proposta, ma gli elementi fondamentali sono quelli già illustrati.

Tariffario minimo qualitativo e massimo vs extra-profitti

“Il Ministero della Salute, entro 6 mesi….., sentiti gli Ordini dei Medici provinciali e le associazioni di categoria odontoiatrica e odontotecnica come le altre associazioni che rappresentano le altre strutture e figure sanitarie esistenti nel Settore, emana un tariffario minimo qualitativo che elenchi le tariffe minime e massime che si possono prestare per garantire un livello minimo accettabile per la salute del paziente, tenendo conto anche delle diverse realtà esistenti e dei diversi costi unitari legati a tipologia di struttura come anche di iniziative particolari ed effettivamente rivolte al Sociale; come anche un tariffario massimo che, pur prendendo in considerazione l’alto livello qualitativo e l’esperienza e capacità del professionista o della Struttura, non permetta il conseguimento di extra-profitti non giustificati e contrari all’interesse della Collettività in un settore particolare come è quello della Salute ”.

L’abolizione del tariffario minimo, pur animata dalle migliori intenzioni, ha creato una serie di problematiche inevitabili in un settore in cui la concorrenza è entrata in qualche caso a gamba tesa in mancanza di ulteriori verifiche. Hanno proliferato, anche ad opera di studi mono-professionali tramite Groupon et similia, offerte low cost al limite dell’improbabile. Gli Ordini da questo punto di vista hanno brillato per ottusità ed inefficacia. Da una parte hanno bollato tutte le strutture concorrenti come low cost, senza far troppo caso se lo erano davvero o meno. D’altra quando hanno sanzionato lo hanno fatto in maniera talmente pedestre e sconclusionata da beccarsi persino sanzioni considerevoli da parte dell’Antitrust e per paradosso persino quando avevano sia pur in parte ragione ! Esistono in realtà diverse gradazioni del fenomeno. Strutture che presentano alcune prestazioni a prezzo calmierato come prestazione civetta ( e questo può piacere o meno ma non può essere vietato perché di per se non danneggia nessuno e può rientrare nell’ambito delle scelte strategiche di un struttura sanitaria e d’altra parte va ricordato che se la struttura vive solo di questo non ha lunga vita ); e strutture – queste sì pericolose – che presentano un intero tariffario low cost adducendo per questa offerta sotto costo motivazioni risibili e che nascondono certamente un livello qualitativo sotto al minimo accettabile. In sanità infatti, per quanto grande possa essere il volume degli affari gestiti, non si può arrivare ad abbassare il peso dei costi unitari sotto certi limiti, perché non è possibile fare quello che si fa negli impianti industriali, dove un macchinario può produrre da 100 a 10.000 pezzi con lo stesso costo fisso in una sola giornata lavorativa. In Sanità il limite alla “produzione” lo raggiungi molto presto anche sei hai cento ambulatori. Non puoi fare 1000 impianti per singolo punto operativo in un giorno anche volendo, perché le persone non sono tutte eguali, hanno tempi diversi di risposta alle cure, hanno tempi diversi persino per la singola cura.
E’ quindi importante che il Minsalute definisca un livello minimo di tariffa sotto al quale la qualità minima accettabile non può essere garantita per la tutela del Paziente. E che la definisca tenendo conto di tutte le situazioni possibili (anche di quelle relative – e sempre se reali ed effettive ma è facile verificarlo – alla Sanità o Odontoiatria Sociale) in termini di tipologia di struttura ( studio vs ambulatorio, ambulatorio singolo vs rete di ambulatori, etc. etc ). Perché oltre a inficiare il Paziente, chi eroga prestazioni a tariffe sotto-costo mina il gioco della concorrenza sana e mette fuori mercato coloro che non vogliono fare altrettanto e che vanno tutelati, non foss’altro perché tutelando loro si tutela anche il Paziente.
D’altra parte, anche stabilire quali sono le tariffe massime praticabili è una misura che tutela il Paziente. Perché anche considerando la speciale competenza e qualità di alcuni professionisti e strutture sanitarie, non si può dimenticare che agiamo nel campo della Salute e che non è corretto che possano crearsi aree di previlegio e/o semplicemente un area di extra-profitto non giustificata dalla effettiva qualità della prestazione. Se ad esempio una corona dentale viene pagata all’Odontotecnico 250 euro, non si può considerare equo che la stessa venga venduta al paziente ad euro 3.000.

Riconoscimento delle figure del Settore

Esistono figure che operano nelle strutture sanitarie da decenni e che non hanno avuto ancora alcun riconoscimento ufficiale: igieniste dentali, assistenti alla poltrona, direttori operativi e amministratori, odontotecnici (che nelle strutture non potrebbero neanche entrare, siamo a questo). Non si tratta solo di un riconoscimento burocratico. Parliamo di un riconoscimento effettivo, cioè della diffusa consapevolezza che tali figure portano un valore aggiunto all’organizzazione della struttura, al servizio sanitario erogato al Paziente, all’operato del Medico.
Questa realtà è riconosciuta da tutti quelle figure che con noi interagiscono tutti i giorni – odontoiatri e medici compresi – e platealmente negata e contrastata dalle AASS odontoiatriche.
Per ognuna di esse andranno elaborate strategie specifiche che in parte stiamo già attuando. Ad esempio, sulla figura dell’odontotecnico stiamo attualmente affiancando ANTLO nella Sua battaglia che consideriamo giusta e sacrosanta. Il mancato riconoscimento della figura dell’Odontotecnico e la mancata chiara definizione delle Sue attività è una storia scandalosa di cui i protagonisti che sono sempre i soliti dovrebbero semplicemente vergognarsi. Perché anche in questo caso è in gioco la Salute del Paziente, oltre al resto.

Separazione delle cariche Ordinistiche da quelle Associative

Questa proposta serve ad evitare che gli Ordini fungano da succursali delle AASS odontoiatriche e che si comportino come se fossero i loro uffici distaccati, come spesso è capitato. Chi assume cariche Ordinistiche deve lasciare quelle nelle Associazioni e non solo formalmente; deve comportarsi effettivamente come se non ne facesse più parte, assumendo comportamenti consoni al nuovo ruolo assunto di tutela del Paziente e del Settore, senza distinguere altro che i comportamenti degli Operatori e non l’appartenenza a categorie più o meno vicine alla propria. Ad evitare rischi, gli Ordini devono poi essere esautorati e mantenere un ruolo puramente consultivo sulla pubblicità Sanitaria ( vedi proposta specifica ) e sulle sanzioni da comminare a strutture sanitarie per questioni non inerenti al loro ristretto campo di attività. Devono anche dimostrarsi consapevoli che anche la sana concorrenza tutela il Paziente. Devono essere sottoposti al controllo anche ispettivo del Minsalute che deve poter allontanare qualunque esponente che non si comporti nella maniera più consona al proprio ruolo. Nessuno deve essere obbligato ad assumere cariche ordinistiche. Chiunque deve essere obbligato a farlo nella maniera più consona, dando per scontato che la stessa viene stabilita non da loro ma dal Parlamento, dal Governo e dal Minsalute.
In difetto di queste modifiche, non rimarrebbe che proporre l’abolizione degli Ordini stessi.

Requisiti minimi uguali per tutte le strutture sanitarie

In questi anni si è assistito ad una serie di interventi operati dalle AASS odontoiatriche tese a creare un quadro di effettiva disparità tra requisiti minimi validi per gli studi mono-professionali degli odontoiatri e dei medici che sono di fatto meno stringenti di quelli richiesti alle strutture sanitarie ambulatoriali costituite in forma societaria. Il tutto è aggravato dal fatto che andando sostanzialmente in auto-certificazione e contando sull’impossibilità concreta da parte delle Autorità competenti di controllare l’effettivo rispetto dei requisiti auto-certificati, gli studi mono-professionali sono spesso non conformi neanche ai requisiti dichiarati, comunque meno stringenti rispetto a quelli degli ambulatori, che invece vengano prima controllati e poi autorizzati.
L’appello alla maggiore affidabilità del Medico o dell’Odontoiatra rispetto ad altre figure utilizzato come grimaldello per giustificare la citata disparità è giunto nel concreto fino al punto di lasciare un ampio spazio di mancata tutela del Paziente su tutta una serie di questioni che impattano eccome sulla Sua Salute: disinfezione e sterilizzazione, protezione dalle radiazioni ionizzanti, verifica impianti elettrici, condizione di igiene generale, presenza di abusivi, mancata manutenzione degli elettromedicali, mancato rispetto delle normativa sul lavoro e altro. E che queste non siamo nostre elucubrazioni, lo dimostrano i risultati delle verifiche dei NAS sugli studi mono-professionali che per quanto ancora episodiche – per mancanza di risorse e non certo per cattiva volontà da parte delle Forze dell’Ordine – mostrano un quadro preoccupante.
Si deve quindi stabilire una volta per tutte che quando in ballo è la tutela del Paziente e della Salute pubblica non ci devono essere scorciatoie per nessuno. Contestualmente, si deve addivenire al più presto ad un quadro meno burocratico e teso a considerare prioritari gli adempimenti che hanno effettivamente un peso reale per la citata tutela della Salute.
Anche sulle possibili collaborazioni con altre figure sanitarie, non si capisce per quale motivo un podologo o una biologa nutrizionista come lo psicologo possano lavorare in un studio medico e non in un ambulatorio. Né tantomeno perché un medico con un ECM da quattro soldi possa praticare in studio l’osteopatia mentre un fisioterpista osteopata che ha fatto corsi seri all’estero pluriennali debba nascondere la propria attività sotto quella di fisioterapista perché l’osteopatia non è riconosciuta. Cosa c’entra tutto questo con la Salute del cittadino. Quando peraltro l’UE ha richiesto da anni che l’osteopatia venga riconosciuta come pratica con piena dignità scientifica nei Paesi Membri dell’Unione e nonostante questo l’Italia è l’unico Paese a non averlo ancora fatto?

Verifiche diffuse e strutturali

Dobbiamo convincere il Parlamento e il Governo ad investire nell’attività di controllo e ispettiva per tutte le strutture sanitarie, compresi gli studi mono-professionali. In due anni con un piano ben strutturato si può controllare ogni struttura sanitaria esistente nel territorio nazionale. Il solo fatto che il controllo sia certo spingerebbe gli operatori a muoversi per essere in regola pena la chiusura dell’attività. Oltre a tutelare il cittadino, questo processo avrebbe effetti virtuosi sull’intero settore, perché renderebbe conveniente essere in regola, farebbe emergere le strutture con livello qualitativo e rispetto delle regole e spingerebbe fuori dal settore tutti coloro che fino ad oggi hanno fatto i furbi facendo concorrenza sleale a tutti gli altri. Essere in regola infatti comporta un aggravio di costi rispetto a chi le regole non vuole e non può seguirle. Naturalmente, questo processo deve essere accompagnato da una semplificazione e codificazione di tutti gli adempimenti da seguire in modo da rendere più agevole la conoscenza e l’osservanza di tutte le regole esistenti per tutti gli operatori. Questo processo renderebbe poi più difficile praticare tariffe low cost per l’intero tariffario offerto.